
La tua assenza oggi è più concreta di altri giorni.
"Tra un po' sarai madre anche tu e capirai: certe volte bisogna farsi odiare per scatenare una reazione se no fai solo peggio.
Il tuo compito di madre non e' di farti amare, e' quello di far del bene a tuo figlio !!!"

Lo guardo, guardo quei suoi occhi che mi sembrano belli adesso. Quelli occhi che somigliano tanto a quelli che mi cercavano nell’aeroporto tanti anni fa. Che mi vedevano da lontano e si aprivano sotto la spinta di un sorriso da cerbiatto indifeso in cerca di protezione. Lo guardo, lo ascolto e mi accorgo che delle sue parole mi arriva solo il senso. Non mi arrivano le emozioni che contengono e, soprattutto, le sensazioni che vogliono trasmettere. Sento le sue parole, le elaboro, ne traggo le conclusioni e argomento le mie risposte.
La persona che ha scattato questa foto la conosco da poco anche se dal primo momento che ci siamo visti c’è stata tra di noi una forte empatia.
Forse lei voleva solo davvero scattare una foto a mia figlia mentre giocava a campana sulla sabbia.
Forse proprio in quel momento Elena si è girata verso di me che passeggiavo assorto sulla spiaggia di Guincho.
Però questa foto distratta in realtà rappresenta la mia vita com’è adesso... con mia figlia voltata verso di me, che passeggio sulla riva del mare con un bel pezzo di cielo finalmente azzurro sulla testa e dei nuvoloni che vanno via di cui resta solo qualche traccia all’orizzonte.
di nuovo Troisi e Daniele Giuseppe.
Ricordi di un momento di tanti anni fa. Ricordi di uno sguardo triste e rassegnato. Ricordi che sono sulla riva del fiume e ne hanno il diritto.
La mia casa ha una tenda e la mia vita molto di più. Ho una figlia e sarebbe bello una sera DOVERLA riaccompagnare .... tra le pagine del presente e le curve della memoria.
E poi è stata proprio lei a dirmi che ci voleva andare. Allora siamo tornati a casa con la bici, ci siamo fermati un attimo al negozio ed abbiamo comprato quattro panini. Poi di corsa a casa. Ne ho preparati due al prosciutto, li ho messi in un sacchetto con una bottiglia di acqua e via di corsa nel traffico di Lisbona delle 6 del pomeriggio per arrivare in tempo per le sette.
Abbiamo dovuto aspettare un po’ ma poi alla fine è arrivato lui. Era alto, portava i jeans ed aveva un aria scaciata e devota.
Un sognatore, povero e moderno.
C’erano altri bambini, c’erano persone sole, c’erano perfino due turisti italiani.
Ci ha fatto entrare nei corridoi del XVIII secolo, con il pavimento di lastroni di pietra non levigati e azulejos alle pareti.
Siamo andati su al tetto, lei poverina si è un po’ stancata. Sul tetto si vedeva benissimo la Luna, Giove più in basso ed in fondo, sulla stessa linea (l’eclittica) Venere. Appoggiata quasi su un pilastro del ponte che taglia la baia.
Su un lato la cupola.
Siamo entrati dentro. Le sembrava una casetta delle bambole.

Il nostro sognatore amico le ha avvicinato una sedia per potersi avvicinare e poter guardare dal buco. Lo ha fatto. Io le tappavo un occhio e muovevo lentamente le ruote fino a quando ho visto la luce che saliva dal buco del tubo entrare nella sua pupilla.
La guardavo dentro della cupola illuminata solo dalla luce della luna . Proprio in quel momento, quando la luce che usciva dal buco del tubo si è riflessa sulla sua iride, ha sorriso di sorpresa.
Un sorriso colmo di meraviglia, di gioia per una scoperta. Per aver visto con i suoi occhi quello che io le avevo raccontato quando guardavamo di sera in quella direzione.
Per me un’emozione profonda.
Ho sentito fluire il senso della vita

Il mio volo a Lisbona stasera è puntuale. Bene è quello che ci vorrebbe sempre dopo due giorni come questi. Oggi poi una visita di cortesia si è trasformata in un incontro di quasi 3 ore da cui sono uscito provato.
Un incontro importante in cui si sono rinsaldati rapporti professionali e personali che faranno sicuramente bene alla mia carriera ed alla mia vita in generale.
Abbiamo parlato di progetti, di come affrontarli ma anche di me, delle mie vacanze e delle sue, di mia figlia e del futuro, di quello che voglio fare io e di quello che ha in mente lui. Delle sue illusioni, di dove vede prendere forma a quello che ci interessa.
Abbiamo parlato di generatori eolici (“mulini a vento”) e mi è sembrato una metafora bellissima per due uomini di spazio come noi.
Mi è venuto in mente il Quijote (Don Chiscotte), ma più concretamente ho ricordato le parole di Cirano quando incontra il conte de Guiche. Questi lo minaccia di fargli fare una brutta fine se insiste in ridicolizzarlo e, paragonandolo al Quijote, gli dice:
“Signore, una domanda. Avete letto il Don Chisciotte? ... Vogliate meditare, di quel libro medesimo, sul capitolo dei mulini…poiché se li si attacca, capita nel cimento…che i grandi bracci, in vortice con impeto ribelle, vi scaglino nel fango”
E Cirano risponde, citando a sua volta il Chisciotte:
“Oppure tra le stelle…”

Ecco mi porto dentro questa bella sensazione durante tutto il viaggio. È una sensazione di serenità, di sapere che in tutti questi anni ho seminato qualcosa che, con alterne fortune sta dando i suoi frutti. È un gusto semplice e pulito che non ammette nessuna amarezza.
Lo stesso gusto netto che puoi provare quando, tornando a casa la sera affamato, afferri un pezzo di pane dal cestino e ti versi un bicchiere di vino. Tutto questo si muove come un onda nel mio petto mentre seduto aspetto di atterrare a Lisbona. E sono emozionato perché so che sto per rivedere lei dopo più di due mesi.
L’aereo si svuota lentamente a sussulti. Tocca a me e sbuco rapido sul corridoio. Afferro il trolley dalla cappelliera mentre con l’altra mano reggo la borsa di lavoro con il portatile.
“Bom noite” mi dice l’hostess con un sorriso stanco, mentre si sorprende del mio aperto con cui la ricambio. Non sa che tra un po’ la rivedrò.
Nel finger, quasi per riflesso, assumo la configurazione da corsa nei corridoi dell’aeroporto con la borsa infilata nella lunga maniglia del trolley. Però questa volta me la prendo comoda. Mi fermo un momento e mi stringo il nodo della cravatta. Mi chiedo che effetto le farà incontrarmi quando torno da una riunione di lavoro.
A pensarci bene è la prima volta che le capita.
Penso a tutte le volte che è stata attaccata al telefono in questi anni aspettando che arrivassi a casa, quella casa che poi cambiava di posto e di città così spesso.
“ Niente da fare neanche stavolta è caduto l’aereo”.
Le dicevo sempre al telefono con quel mio umore un po’ nero usato per sdrammatizzare le sue e le mie paure.
Vado in bagno, mi rassetto la camicia nei pantaloni e mi lavo la faccia. Do un altra sistemata alla cravatta. Cavolo tra un po’ la vedo, chissà se è già arrivata. Non credo perché mi ha detto al telefono che il suo volo da Roma era in ritardo.
Arrivo ai nastri delle valigie dove deve fermarsi per prendere la sua. Mentre guardo lo schermo esce il numero del nastro del volo da Roma: è il 7.
Continuo a camminare immerso nel flusso di gente che va veloce verso l’uscita. Sulla sinistra i nastri ed a destra, attaccate al muro delle sedie. Esco dalla fila ordinata e vado a sedermi dietro il nastro numero 7 in maniera che possa vedere anche le scale mobili da dove arrivano gli altri passeggeri alla grande sala dei nastri.
Trascorrono dieci minuti durante i quali assaporo la calma e la pace che mi da sapere che sta per arrivare. Iniziano a sfilare quelli del volo da Roma e li riconosco subito. C’è il ragazzo in t-shirt, jeans e barba che fa l’erasmus a Lisbona e la sua amica con in capelli rasta ed i sandali, c’è quello con la camicia bianca figa, un pantalone di lino marrone e gli occhiali da sole sulla testa (alle 10 di sera !!!!). Ha la coincidenza per Punta Cana dove va in vacanza a Settembre. Gli costa di meno e poi ad Agosto si lavora poco e nulla, perché prendere le ferie ?!
C’è poi il gruppo di persone anziane che vanno a Fatima pieni di allegria. Viene da chiedersi perché non vanno loro a Punta Cana che sicuramente si divertirebbero più del figo con la camicia bianca.
E poi eccola ! Esce lei, parla e sorride con una donna della sua età più alta e più magra. Annuisce con quel suo modo particolare, un po’ vistoso ed alzando gli occhi al cielo, condividendo fino in fondo le tue parole.
La guardo e non c’è posto per le emozioni, la sua presenza svuota completamente lo spazio ed è unica. Quello spazio tutto intono è la mia vita, io sono in un angolo ed in mezzo c’è lei come un punto di accumulazione in uno spazio continuo.
Si guarda intorno, mi cerca. Abbiamo appuntamento al bar fuori nel caso il mio ed il suo volo avessero mancato la sincronizzazione. Nonostante ciò mi cerca: pensa che non posso essere li però mi sente, sa che è il centro di attrazione della mia vita.
Resisto ancora un po’ e continuo a guardarla. Si passa una mano tra i capelli e rassicura la signora che la accompagna indicandole l’uscita. Le starà dicendo del nostro appuntamento e che l’avevo chiamata prima di imbarcarmi per dirle che il mio volo era puntuale.
Bene, sorride di nuovo e le mette una mano sulla spalla ridendo forte ed abbassando la testa. Devono aver fatto qualche battuta su quanto ci possa fidare di un uomo che rassicura una donna. Va bene dai adesso vado.
Mi alzo, stiro con le mani i lembi della mia giacca di lino marrone. O mio Dio!!! Come i pantaloni del figo che va a Fatima ... ops a Punta Cana volevo dire.
Afferro il trolley e mi avvicino lentamente alle sue spalle. Mi fermo mezzo metro dietro di lei. È dimagrita ed ha il suo profumo di sempre, leggero ma al tempo stesso molto netto. Mi penetra nella narici. Lo raccolgo e mi finisce sulla lingua. Sento il suo sapore e dico:
“ Scusi bella signora, viaggia da sola o in compagnia !!!”
Si volta, mi osserva e sorride. Per un momento le brillano gli occhi. Non ci muoviamo. Sorride e le dico:
“Se non le dispiace l’aiuto con la valigia”
Mi guarda e dice : “ Che bella cravatta !!!”
Ci abbracciamo finalmente e ci guardiamo di nuovo.
Si separa leggermente e rivolge lo sguardo alla signora che l’accompagna. Fa per presentarmi però l’altra l’anticipa e le dice:
“ Suo figlio vero ?!”