domenica, 13 settembre 2009, ore 18:32



DSCF0084
Elena ha imparato ad andare in bicicletta !!!

Abbiamo trascorso l’intera settimana scorsa a provare con la bicicletta nuova, regalo della nonna per il compleanno. La mattina dei suoi sei anni è riuscita a percorrere ben 4 metri prima di schiantarsi per terra completamente priva di equilibrio.
Il giorno dopo però , piena di fiducia  e testarda come um mulo, c’ha riprovato spostando pregressivamente il record: 7, 12, 16, 21, 27 metri .... e poi niente,  siamo dovuti  uscire dal giardino che era finito.

Durante una settimana sono tornato a casa a mangiare ad ora di pranzo: ci ingozzavamo per poi andare mezz’ora giù alla “marina” ad allenarci e ce l’abbiamo fatta.  Adesso è capace di stare su per quasi  10 minuti e quando non se la sente mette il piede per terra frenando . Giovedì sera ha imparato perfino a fare le curve.

Bravissima la mia patata.

Che dire: un’esperienza davvera bella. Vederla piena di entusiamo e fiducia in se stessa. La sicurezza che poco a poco guadagnava mentre il “record” aumentava.  Attenta poi  a quello che le dicevo ad i consigli che le davo. La sensazione forte che li, in quel giardino, fossimo un padre ed una figlia.

Adesso comincia a godersi la libertà che la bici le da’: poter andare su e giù davanti alle barche della marina ed arrivare perfino al giardino delle onde. La vedo piena di orgoglio per esserci riuscita e ne sono felice.

La sua serenità mi tranquillizza ed apre la strada ad  un futuro di complicità e forte presenza. 
fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
categoria :
lunedì, 24 agosto 2009, ore 17:20

 
 elenaNataleLa tua assenza oggi è più concreta di altri giorni.
Mi guardo attorno ed ho la sensazione che tutto lo spazio nel quale mi muovo sia pieno di vuoti che hanno la forma della tua sagoma.
Come il collage appeso in cucina che facesti tu a Natale l’anno scorso. 
 
Domani, con un po’ di buona volontà, ti vedrò su uno schermo con i tuoi sorrisi e le tue mille smorfie. Colma di stupore mi parlerai di Parigi, di Disneyland, di Notre Dame. Magari, con un po’ di fantasia mi dirai che hai visto Quasimodo che scappava sulle scale.
 
A me piacerebbe raccontarti delle tante cose e persone nuove di questi giorni. Mi piacerebbe raccontarti anche dell’influenza e della febbre, del funerale e delle lagrime dolci della nostra amica, dell’abbraccio di Fernando, dei sorrisi di Manuela, dello sguardo di Lei e del colloquio e del lavoro.
 
Tutto questo vorrei raccontarti solo perché sei nei miei occhi e sei in ogni secondo che mi passa addosso.
 
Papà 
 
fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (5)¦ commenti (5)(popup)
categoria :
domenica, 15 febbraio 2009, ore 22:49

DSCN2058

"Tra un po' sarai madre anche tu e capirai: certe volte bisogna farsi odiare per scatenare una reazione se no fai solo peggio.

Il tuo compito di madre non e' di farti amare, e' quello di far del bene a tuo figlio !!!"

DSCN2060

fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (6)¦ commenti (6)(popup)
categoria :
lunedì, 02 febbraio 2009, ore 22:43

DSCN2441_contour
Ed invece stasera c’è posto solo per te.
 
Per te che a quest’ora aspetti un volo di ritorno in ritardo
 
Per te che è un anno che ascolti, aspetti e cerchi di sentire, capire e condividere.
 
Per te che hai sopportato di tutto anche gli insulti,
Per te che contro quelle parole orribili hai steso un sorriso.
 
Per te che pur amareggiata trovi l’affetto per dire: “Non essere triste cielo, guardava da un’altra parte sai !!!”
 
Per te che cerchi la vita e la sbucci come una arancia.
Forse la stessa che solo due anni fa profumava le mie sere di solitudine.
 
fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria :
mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 16:49

boccaLo guardo, guardo quei suoi occhi che mi sembrano belli adesso. Quelli occhi che somigliano tanto a quelli che mi cercavano nell’aeroporto tanti anni fa. Che mi vedevano da lontano e si aprivano sotto la spinta di un sorriso da cerbiatto indifeso in cerca di protezione. Lo guardo, lo ascolto e mi accorgo che delle sue parole mi arriva solo il senso. Non mi arrivano le emozioni che contengono e, soprattutto, le sensazioni che vogliono trasmettere. Sento le sue parole, le elaboro, ne traggo le conclusioni e argomento le mie risposte.
Come se leggessi un testo che poi debba commentare. È facile !!!
Ci sono solo quelli occhi che continuo a guardare cercando forse quel sorriso di tanto tempo fa’.
Chissà perché lo faccio ? Magari solo per smetterla di negare tutto quello che per me significa lui. 
Per accettare quel suo esistere dopo quello che mi ha fatto senza dover necessariamente cancellarlo.
 
Mi dice cose che dovrebbero essere devastanti ed invece mi sento tranquillo e sereno.
Le dice in un modo un po’ artificiale come se cercasse di andare oltre nella comunicazione.
Cerca di enfatizzare dei concetti per trasmettermi qualcosa di lui: autostima, forza, riscatto.
Il mio problema è che io me ne accorgo solo a posteriori, elaborando le sue parole e non le sue o le mie emozioni provocate dal suono della sua voce.
 
Solo i suoi occhi si comunicano con me, col mio ricordo, con quel suo quadro appeso nella mia memoria. Ma sarebbe uguale se stesse zitto.
Mi arrivano le parole ed è il loro significato che guida le mie risposte. Sono calmo, nessun tonfo al cuore, nessuna sensazione di calore, allora cerco di provocarmi: fisso di nuovo quegli occhi e poi guardo le mie mani che sempre mi hanno tradito in simili situazioni.
Non tremano. Stavolta non tremano !!!
Ed allora mi scopro diverso, cambiato. Però non mi vedo vivere, no questo no. Sono io solo che sono anche questo.
Chissà che vivere sia anche questo cercarsi e trovarsi diverso dalla idea che si ha di se stessi.
 
E tu ? Beh adesso lo so: per te la risposta non sarà mai ... “e poi ?”
fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria :
sabato, 13 dicembre 2008, ore 18:20

  

P1130428La persona che ha scattato questa foto la conosco da poco anche se dal primo momento che ci siamo visti c’è stata tra di noi una forte empatia.
Forse lei voleva solo davvero scattare una foto a mia figlia mentre giocava a campana sulla sabbia.

Forse proprio in quel momento Elena si è girata verso di me che passeggiavo assorto sulla spiaggia di Guincho.

Però questa foto distratta in realtà rappresenta la mia vita com’è adesso... con mia figlia voltata verso di me, che passeggio sulla riva del mare con un bel pezzo di cielo finalmente azzurro sulla testa e dei nuvoloni che vanno via di cui resta solo qualche traccia all’orizzonte.

fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (9)¦ commenti (9)(popup)
categoria :
lunedì, 01 dicembre 2008, ore 16:36

di nuovo Troisi e Daniele Giuseppe.

Ricordi di un momento di tanti anni fa. Ricordi di uno sguardo triste e rassegnato. Ricordi che sono sulla riva del fiume e ne hanno il diritto.

La mia casa ha una tenda e la mia vita molto di più. Ho una figlia e sarebbe bello una sera DOVERLA riaccompagnare .... tra le pagine del presente e le curve della memoria.   

 

fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria :
mercoledì, 05 novembre 2008, ore 23:16



46d2f42d25-thumbE poi è stata proprio lei a dirmi che ci voleva andare. Allora siamo tornati a casa con la bici, ci siamo fermati un attimo al negozio ed abbiamo comprato quattro panini. Poi di corsa a casa. Ne ho preparati due al prosciutto, li ho messi in un sacchetto con una bottiglia di acqua e via di corsa nel traffico di Lisbona delle 6 del pomeriggio per arrivare in tempo per le sette.

Abbiamo dovuto aspettare un po’ ma poi alla fine è arrivato lui. Era alto, portava i jeans ed aveva un aria scaciata e devota.
Un sognatore, povero e moderno.
C’erano altri bambini, c’erano persone sole, c’erano perfino due turisti italiani.

Ci ha fatto entrare nei corridoi del XVIII secolo, con il pavimento di lastroni di pietra non levigati e azulejos alle pareti.

Siamo andati su al tetto, lei poverina si è un po’ stancata. Sul tetto si vedeva benissimo la Luna, Giove più in basso ed in fondo, sulla stessa linea (l’eclittica) Venere. Appoggiata quasi su un pilastro del ponte che taglia la baia.

Su un lato la cupola.


Siamo entrati dentro. Le sembrava una casetta delle bambole
.

Image2

Il nostro sognatore amico le ha avvicinato una sedia per potersi avvicinare e poter guardare dal buco. Lo ha fatto. Io le tappavo un occhio e muovevo lentamente le ruote fino a quando ho visto la luce che saliva dal buco del tubo entrare nella sua pupilla.

La guardavo dentro della cupola illuminata solo dalla luce della luna . Proprio in quel momento, quando la luce che usciva dal buco del tubo si è riflessa sulla sua iride, ha sorriso di sorpresa.

Un sorriso colmo di meraviglia, di gioia per una scoperta. Per aver visto con i suoi occhi quello che io le avevo raccontato quando guardavamo di sera in quella direzione.
Per me un’emozione profonda.

Ho sentito fluire il senso della vita

 
fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup)
categoria :
giovedì, 16 ottobre 2008, ore 23:31


quijote
Il mio volo a Lisbona stasera è puntuale. Bene è quello che ci vorrebbe sempre dopo due giorni come questi. Oggi poi una visita di cortesia si è trasformata in un incontro di quasi 3 ore da cui sono uscito provato.
Un incontro importante in cui si sono rinsaldati rapporti professionali e personali che faranno sicuramente bene alla mia carriera ed alla mia vita in generale.

Abbiamo parlato di progetti, di come affrontarli ma anche di me, delle mie vacanze e delle sue, di mia figlia e del futuro, di quello che voglio fare io e di quello che ha in mente lui. Delle sue illusioni, di dove vede prendere forma a quello che ci interessa.
Abbiamo parlato di generatori eolici (“mulini a vento”) e mi è sembrato una metafora bellissima per due uomini di spazio come noi.

Mi è venuto in mente il Quijote (Don Chiscotte), ma più concretamente ho ricordato le parole di Cirano quando incontra il conte de Guiche. Questi lo minaccia di fargli fare una brutta fine se insiste in ridicolizzarlo e, paragonandolo al Quijote, gli dice:

“Signore, una domanda. Avete letto il Don Chisciotte? ... Vogliate meditare, di quel libro medesimo, sul capitolo dei mulini…poiché se li si attacca, capita nel cimento…che i grandi bracci, in vortice con impeto ribelle, vi scaglino nel fango”

E Cirano risponde, citando a sua volta il Chisciotte:


“Oppure tra le stelle…”


cyrano
Ecco mi porto dentro questa bella sensazione durante tutto il viaggio. È una sensazione di serenità, di sapere che in tutti questi anni ho seminato qualcosa che, con alterne fortune sta dando i suoi frutti. È un gusto semplice e pulito che non ammette nessuna amarezza.

Lo stesso gusto netto che puoi provare quando, tornando a casa la sera affamato, afferri un pezzo di pane dal cestino e ti versi un bicchiere di vino.
Tutto questo si muove come un onda nel mio petto mentre seduto aspetto di atterrare a Lisbona. E sono emozionato perché so che sto per rivedere lei dopo più di due mesi.

L’aereo si svuota lentamente a sussulti. Tocca a me e sbuco rapido sul corridoio. Afferro il trolley dalla cappelliera mentre con l’altra mano reggo la borsa di lavoro con il portatile.

“Bom noite” mi dice l’hostess con un sorriso stanco, mentre si sorprende del mio aperto con cui la ricambio. Non sa che tra un po’ la rivedrò.

Nel finger, quasi per riflesso, assumo la configurazione da corsa nei corridoi dell’aeroporto con la borsa infilata nella lunga maniglia del trolley. Però questa volta me la prendo comoda. Mi fermo un momento e mi stringo il nodo della cravatta. Mi chiedo che effetto le farà incontrarmi quando torno da una riunione di lavoro.


A pensarci bene è la prima volta che le capita.

Penso a tutte le volte che è stata attaccata al telefono in questi anni aspettando che arrivassi a casa, quella casa che poi cambiava di posto e di città così spesso.

“ Niente da fare neanche stavolta è caduto l’aereo”.

Le dicevo sempre al telefono con quel mio umore un po’ nero usato per sdrammatizzare le sue e le mie paure.

Vado in bagno, mi rassetto la camicia nei pantaloni e mi lavo la faccia. Do un altra sistemata alla cravatta. Cavolo tra un po’ la vedo, chissà se è già arrivata. Non credo perché mi ha detto al telefono che il suo volo da Roma era in ritardo.

Arrivo ai nastri delle valigie dove deve fermarsi per prendere la sua. Mentre guardo lo schermo esce il numero del nastro del volo da Roma: è il 7.

Continuo a camminare immerso nel flusso di gente che va veloce verso l’uscita. Sulla sinistra i nastri ed a destra, attaccate al muro delle sedie. Esco dalla fila ordinata e vado a sedermi dietro il nastro numero 7 in maniera che possa vedere anche le scale mobili da dove arrivano gli altri passeggeri alla grande sala dei nastri.

Trascorrono dieci minuti durante i quali assaporo la calma e la pace che mi da sapere che sta per arrivare. Iniziano a sfilare quelli del volo da Roma e li riconosco subito. C’è il ragazzo in t-shirt, jeans e barba che fa l’erasmus a Lisbona e la sua amica con in capelli rasta ed i sandali, c’è quello con la camicia bianca figa, un pantalone di lino marrone e gli occhiali da sole sulla testa (alle 10 di sera !!!!). Ha la coincidenza per Punta Cana dove va in vacanza a Settembre. Gli costa di meno e poi ad Agosto si lavora poco e nulla, perché prendere le ferie ?!

C’è poi il gruppo di persone anziane che vanno a Fatima pieni di allegria. Viene da chiedersi perché non vanno loro a Punta Cana che sicuramente si divertirebbero più del figo con la camicia bianca.

E poi eccola ! Esce lei, parla e sorride con una donna della sua età più alta e più magra. Annuisce con quel suo modo particolare, un po’ vistoso ed alzando gli occhi al cielo, condividendo fino in fondo le tue parole.

La guardo e non c’è posto per le emozioni, la sua presenza svuota completamente lo spazio ed è unica. Quello spazio tutto intono è la mia vita, io sono in un angolo ed in mezzo c’è lei come un punto di accumulazione in uno spazio continuo.

Si guarda intorno, mi cerca. Abbiamo appuntamento al bar fuori nel caso il mio ed il suo volo avessero mancato la sincronizzazione. Nonostante ci
ò mi cerca: pensa che non posso essere li però mi sente, sa che è il centro di attrazione della mia vita.

Resisto ancora un po’ e continuo a guardarla. Si passa una mano tra i capelli e rassicura la signora che la accompagna indicandole l’uscita. Le starà dicendo del nostro appuntamento e che l’avevo chiamata prima di imbarcarmi per dirle che il mio volo era puntuale.

Bene, sorride di nuovo e le mette una mano sulla spalla ridendo forte ed abbassando la testa. Devono aver fatto qualche battuta su quanto ci possa fidare di un uomo che rassicura una donna.
Va bene dai adesso vado.

Mi alzo, stiro con le mani  i lembi della mia giacca di lino marrone. O mio Dio!!! Come i pantaloni del figo che va a Fatima ... ops a Punta Cana volevo dire.

Afferro il trolley e mi avvicino lentamente alle sue spalle. Mi fermo mezzo metro dietro di lei. È dimagrita ed ha il suo profumo di sempre, leggero ma al tempo stesso molto netto. Mi penetra nella narici. Lo raccolgo e mi finisce sulla lingua. Sento il suo sapore e dico:

“ Scusi bella signora, viaggia da sola o in compagnia !!!”

Si volta, mi osserva e sorride. Per un momento le brillano gli occhi. Non ci muoviamo.
Sorride e le dico:

“Se non le dispiace l’aiuto con la valigia”

Mi guarda e dice : “ Che bella cravatta !!!”

Ci abbracciamo finalmente e ci guardiamo di nuovo.

Si separa leggermente e rivolge lo sguardo alla signora che l’accompagna. Fa per presentarmi però l’altra l’anticipa e le dice:


“ Suo figlio vero ?!”

fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (5)¦ commenti (5)(popup)
categoria :
giovedì, 04 settembre 2008, ore 15:03

Questi due signori ce li ho avuti in testa per anni.
Dal mare di risate che mi feci 15 anni fa' quando vidi questa scenetta in "Pensavo fosse amore invece era un calesse".

Quante volte mi è venuto in mente, chiaro e semplice come la vita:


"Non mi ricordo !!!"
 
fioMaravilha
Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup)
categoria :